05/05/2012
DANIELA DE ROBERT (TG2) E CARLA CUCCHIARELLI (TGR LAZIO) AL CIRCOLO DEI LETTORI
"Sembrano proprio come noi, frammenti di vita prigioniera, questo il titolo del libro (di Daniela de Robert ed. Bollati Boringhieri, 2008) che sabato 5 maggio ha animato l’incontro del Circolo dei lettori dell’Associazione romana Il Melograno, presso il Centro civico delle Rughe. 

Erano presenti l’autrice e giornalista del TG2 Daniela De Robert, Carla Cucchiarelli, vicecaporedattore RAI TGR LAZIO che ha coordinato l’incontro, Giovanna Micaglio Benamozegh, animatrice del circolo e il presidente del Melograno, Giovan Battista Brunori che ha fatto gli onori di casa. Il libro è un’indagine sul mondo delle carceri ma, soprattutto, è il frutto di un percorso di conoscenza e condivisione vissute in prima persona dall’autrice come volontaria nel carcere romano di Rebibbia per l’Associazione “Volontari per il carcere”, in quell’universo variegato e dolente di “coloro che hanno sbagliato” 
Coloro che hanno commesso reati, più o meno gravi, e ai quali, attraverso un percorso detentivo, le istituzioni dovrebbero offrire una possibilità di recupero, affinché, una volta fuori, non tornino a delinquere, nell’interesse prima di tutto della società stessa. Troppo spesso il reinserimento è difficile o impossibile per la mancanza di una rete famigliare o sociale che accompagni l’ex detenuto. I volontari per quanto possono cercano di preparare questo momento. Accompagnano i primi passi dei nuovamente liberi, ai quali l’istituzione dà un sacco nero con gli effetti personali e apre i cancelli. Per molti fuori dai cancelli c’è il nulla. Gli attacchi di panico e le vertigini. Un mondo cambiato, lasciato anni prima. I volontari in carcere offrono soprattutto ascolto perché è quello di cui i detenuti hanno più bisogno. Con loro parlano, non fanno parte dell’istituzione carceraria, non devono riferire come spetta agli educatori o agli psicologi. Il libro racconta la quotidianità del carcere, il sovraffollamento esasperato, il tempo lineare e interminabile costellato di rituali pressanti, la burocrazia ottusa, l’impossibilità di essere ascoltati dall’istituzione, le lunghe attese per ogni domanda presentata, il rumore e le urla che risuonano tra corridoi e celle… L’autrice nel raccontare la vita dei detenuti dice di aver voluto evitare soprattutto i luoghi comuni più diffusi, frutto di pregiudizio e di ignoranza, e le estremizzazioni violente da filmografia americana, che generalmente nutrono il nostro immaginario. Violenza può esserci in carcere, ma soprattutto è l’istituzione in sè ad essere violenta; la violenza in carcere prende le forme molto spesso dell’autolesionismo, frequentemente della depressione, sempre della solitudine e del silenzio in un mare di confusione. A volte, come sappiamo e facilmente dimentichiamo liquidandolo, del suicidio. Magari altre notizie tengono i titoli dei giornali per giorni, ma quei suicidi scomodi hanno un trafiletto, e poi via di corsa... Emerge l’impressione di un mondo il cui forte disagio viene ignorato da molta informazione superficiale e distratta, un vuoto grave per la nostra democrazia che questo libro di Daniela De Robert ha il merito di contribuire a colmare e che, a giudicare dalle numerose domande e dall'interesse suscitato tra i presenti, siamo pronti a recepire. FRANCESCA ALOISI