l'angelo dei poveri si è spento
Il 23 luglio scorso – all’età di 102 anni – si è spento Don Ernesto Bellè, amato da tutti coloro che lo hanno conosciuto: l’Angelo dei poveri e degli emarginati è morto a Santa Marinella – in un istituto di suore - e ora riposa nel cimitero dei sacerdoti in località Palidoro sull’Aurelia. Il ricordo di Alessandro Micaglio.

Al compimento dei cento anni aveva scritto: “Sono un umile sacerdote al servizio della Chiesa di Cristo, la Chiesa di Roma e ho cercato, sempre, di esaltare quell’insegnamento di Gesù “AMATEVI L’UN L’ALTRO”. Nel piccolo centro “Il Fraterno Aiuto Cristiano” ho sempre accolto tutti indistintamente dando loro il pane, pervenutomi dalla Divina Provvidenza, il lavoro ma soprattutto un insegnamento come ‘comportarsi, essere onesti’. Ho visto uomini buoni, meno buoni e malfattori, ma in ognuno di loro c’è sempre quel piccolo seme di BENE che Dio ha dato all’uomo per il suo bene. …. Sono tutti figli di Dio e sono anche tutti figli miei”. Don Bellè della Diocesi Porto-Santa Rufina era nato a Oprtalj (nella ex Jugoslavia) il 23 ottobre 1910 ed è stato ordinato sacerdote a Trieste nel 1935. Nel 1940 inizia la sua opera per i poveri e gli emarginati: “Ho un debole per i poveri e sento la necessità di aiutarli”. Nel 1947, a Capodistria, zona B occupata dalle truppe jugoslave, il rettore del seminario Don Labor venne accusato dalle autorità jugoslave, ingiustamente, di preferire la lingua italiana a quella croata. L’accusa è grave. Don Ernesto Bellè in qualità di professore di lingua e letteratura croata nello stesso seminario intervenne a favore del rettore contribuendo alla sua liberazione. Don Bellè era consapevole dell’innocenza di Don Labor e che le accuse rivolte contro il rettore erano false. Solo pretesti costruiti ad arte dalle autorità titine. Nel 1966 fonda l’ associazione “Fraterno Aiuto Cristiano” impegnata ad aiutare gli indigenti di ogni nazionalità, religione e credo politico con l’intento di illuminare – con fede, speranza e carità – il mondo della povertà e dell’emarginazione. Dirige per venti anni “CRONACA”, un giornale di avvenimenti di zona, con una tiratura di 70.000 copie. E’ ancora vivo il suo spirito, l’esempio di una persona mite ma determinata a portare avanti la sua missione – nonostante l’ostilità di chi avrebbe dovuto sostenerlo - in difesa degli ultimi e di chiunque cerchi il senso della propria vita. Alessandro Micaglio