Intervista al giornalista NAZARIO BASILI
Il giornalista Nazario Basili
Nazario Basili è uno stimato professionista dell’informazione: da giornalista ha seguito vari eventi organizzati da “Il Melograno”, dei quali ha sempre colto “la notizia” e lo spirito con il quale sono stati organizzati. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare alcuni aspetti della sua esperienza.

E’ difficile fare il giornalista oggi? 

I supporti tecnologici che oggi sono a disposizione degli operatori dell’informazione aiutano molto. Internet e le agenzie on-line rappresentano un validissimo supporto per i giornalisti. Tuttavia la facilità con la quale, a mio giudizio, si sfornano una miriade di informazioni impone spesso tempi e spazi sempre più limitati per la notizia. Il rischio è che l’informazione divenga sempre più superficiale, “mordi e fuggi”, e che quel lavoro di ricerca e approfondimento, tipico dell’“artigiano” giornalista possa venir meno.
Da quanti anni hai cominciato l’attività’ di giornalista?

Sono stato assunto in RAI nell’Ottobre 1987, nel maggio 1995 sono stato assegnato, come operatore di ripresa, alla redazione Lazio della TGR, sono giornalista professionista dal 20 febbraio 1998. 

 Quali valori deve avere un giornalista? 
 Quelli di sempre. Anche se i tempi, ed i mezzi, cambiano l’onestà intellettuale, la capacità di separare le notizie dalle opinioni e lo spirito di vivere questo mestiere come una sorta di missione rivolta agli altri non possono cambiare.
Tu sei un giornalista particolare: scrivi sulla carta stampata ma sei anche un “giornalista per immagini”. 

Che differenza c’e’ tra queste due attività? 
Il tele cineoperatore con poche immagini, che già parlano da sole, deve far sentire lo spettatore dentro la notizia. Nella carta stampata c’è una maggiore mediazione del giornalista che, con il racconto scritto, deve saper far immaginare al lettore ciò che è avvenuto nel modo più fedele possibile. 

Raccontaci una delle tue esperienze più forti nel corso della tua attività 
In questi anni sono state tante le esperienze forti che ho vissuto raccontando, con le immagini e con gli articoli, le storie più disparate. La telecamera tuttavia rappresenta una sorta di barriera che, separando fisicamente l’operatore dal fatto, consente quel distacco necessario per poter raccontare al meglio l’evento che si consuma davanti all’obbiettivo. Tuttavia non riesco a non essere emotivamente coinvolto quando si tratta di bambini che soffrono. Ricordo una visita al reparto terapia intensiva neonatale del Policlinico Gemelli di alcuni anni fa. C’erano tanti bambini piccolissimi, alcuni con tubi e apparecchiature, più grandi di loro che gli violavano il corpicino. Ricordo di aver pianto, mentre effettuavo le riprese, come non mi era mai capitato. 

 Raccontaci uno dei momenti più difficili della tua esperienza… 
Non sono mai stato in zone di guerra, ma una volta mi è capitato di rischiare veramente molto. Era scoppiato, un’estate di alcuni anni fa, un incendio all’“insugherata” un parco, un bosco nella zona nord di Roma, ed io fui inviato a realizzare le riprese. Con l’auto arrivammo nel cuore dell’incendio, cominciai a riprendere. I vigili del fuoco erano rivolti verso il fronte del fuoco ed io ero con loro. Dopo un po’ ci rendemmo conto, noi ed i pompieri, di essere circondati dalle fiamme. In un attimo, l’unica strada di campagne percorribile era stata bloccata da un tronco che bruciava. L’aria si faceva sempre più irrespirabile, per il fumo, non si vedeva più niente I pompieri riuscirono a ricavare un varco nella sterpaglia dal quale, con l’auto a tutta velocità, riuscimmo a scappare. La doccia, quella sera, lavò via la puzza di fumo e la “strizza” provata in quella “rovente” occasione.

 Nel corso della tua attività professionale hai potuto conoscere da vicino alcune attività de “Il Melograno”. Cosa ti ha colpito di più di questa esperienza?


Quello che, del “Melograno”, conosco meglio è il suo presidente. L’amicizia sincera e la stima che mi lega a Giovan Battista mi ha consentito di avvicinarmi a questa associazione il cui ruolo, ritengo, sia importantissimo, non solo per Formello. In una società nella quale, da più parti, l’educazione dei ragazzi è, giustamente, considerata un’emergenza, le occasioni, gli incontri gli avvenimenti sportivi organizzati dal “Melograno”, che ho anche avuto occasione di raccontare, in alcuni dei miei articoli, hanno un alto valore formativo. Affiancare alle classiche agenzie educative, come la scuola e la famiglia, l’apporto di associazioni come “Il Melograno” consente di affrontare la formazione delle giovani generazioni, e non solo, con maggiore speranza.