Formello 03/12/2016
vi ho rubato il Cremera
Una bella mostra fotografica di Emanuela Gizzi è visitabile in questi giorni a Formello. Dal 2 al 15 dicembre, la Sala Orsini del Palazzo Chigi di Formello ospiterà  "Vi ho rubato il Cremera@30.5". A cura dell'Ass. Doppio Click, introduzione di Michele Damiani.
 Orari: merc/giov/ven - ore 18.30 alle 20 sab/dom - ore 10-13

Vi ho rubato il Cremera
@30.5
Forre, Cunicoli e Boschi
Mostra fotografica di Emanuela Gizzi
Il progetto @30.5, volto a far conoscere alcuni luoghi nascosti del nostro territorio, quelli cioè che a
occhio nudo non si vedono ma che alcuni speleologi e appassionati di fotografia hanno invece fatto
riemergere dal tessuto naturalistico, ha come radice primaria il torrente Valchetta Cremera.
Dal suo corso si può trarre ispirazione, si possono rintracciare sentieri solitari o grandi macchie di
boschi muschiosi, dentro il suo letto si può camminare ed è possibile ammirare intrecci di rami sospesi,
fronde che si cullano nell’aria; si può collezionare ogni volta un ricordo diverso a seconda delle stagioni
e del tempo. Dagli spilli di luce che filtrano densi a illuminare il sottobosco alla nebbia mattutina che si
impossessa delle cortecce, dai giorni piovosi che spengono le luci ma fanno brillare le foglie a quelli
tirati dal vento che invece le foglie le strappano.
Si può tutto nelle valli che il Cremera attraversa. Vedere, sognare, camminare senza scarpe, lasciarsi
indicare dagli alberi i percorsi inesplorati.
Ecco cosa rappresenta questo progetto “a braccio” che unisce più storie fotografate: un ulteriore
contributo a quanto già detto o scritto, a tutto quanto già scavato: una lettura personale di cosa
significhi cibarsi di natura nascosta, inoltrarsi nel suo ventre, immergere i piedi nelle sue acque color
ruggine.
L’autrice della mostra Emanuela Gizzi è nata a Formello e la natura è ciò che sceglie come casa,
soprattutto gli alberi, quella forma di bellezza addormentata degli alberi che vive più dell’uomo e si
rinnova dopo l’uomo, che ha più figli di quanti un uomo possa concepire e che ricresce anche dopo che
è stata seppellita dal cemento che l’uomo gli ha riversato sopra.
“Gli alberi ci indicano la strada” ammette con molta devozione “e tutti quei rami sono il risultato di
tutte le strade che hanno indicato a chi è passato di li…”.
La mostra non parla di alberi, non parla di cunicoli, non parla di torrenti o santuari, la mostra parla della
nostra inconsapevolezza, parla di un mondo che vive nascosto e di cui solo una nicchia di persone si
cura, nonostante rappresenti una bellezza non quantificabile; la mostra parla di un mondo che sempre
più spesso viene offeso dalla maleducazione.
“Si’, in fondo parlo di noi e del fatto che ignoriamo l’esistenza di molti luoghi, parlo della cecità e del
diffuso non senso di vita quando invece abbiamo tutti i motivi per spalancare gli occhi e vedere ciò che
guardiamo, toccare ciò che sfioriamo” prosegue l’autrice che alla mostra dà un titolo che vuol dire tutto
e vuol dire niente, e ci rivela “Trenta punto cinque? Sono i chilometri che fanno la differenza tra sapere
e ignorare”.
A dcembre la Sala Orsini di Palazzo Chigi svelerà molto di più su questa lettura personale dei luoghi
definiti dall’autrice “sacri e profani”, un contenuto di immagini piuttosto ampio accompagnato da
alcuni spunti scritti che ne approfondiranno il significato e la storia. Testi redatti da diverse personalità
il cui fine ultimo è la narrazione di un accadimento o di uno studio postumo legato al corso del
torrente, un post-it moderno come una lente d’ingrandimento per fermare delle date importanti e
perché no, per fermare il tempo.